Scadenze fiscali, la protesta dei Commercialisti: “Richieste ridondanti e paradossali”


L’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti contabili denuncia ancora una volta l’estremo disagio dei propri iscritti nel dover operare in un contesto di incertezza normativa nel picco delle scadenze annuali che imporrebbe, al contrario, indicazioni chiare e tempestive.  Sono infatti ben 263 gli adempimenti fiscali in scadenza tra il 30 giugno e il 30 luglio, di cui i  primi 78  fissati per domani. In un contesto del genere si inserisce, tra le altre cose,  la complessità delle circolari esplicative dell’Agenzia delle Entrate, centinaia di pagine che nella maggior parte dei casi arrivano all’ultimo momento creando disagio e alimentando dubbi sul lavoro sin qui svolto.

“Una situazione irrispettosa per migliaia di imprese e centinaia di professionisti anche a Prato: pagare le tasse è un dovere, farlo in modo semplice deve essere un diritto – sottolinea il presidente dell’Ordine, Filippo Ravone – Tutti conosciamo le difficoltà del dopo pandemia, nelle dichiarazioni del del Governo l’impegno di andare verso la semplificazione c’è, ma non si traduce in azioni concrete. Stiamo parlando tanto di ripartenza, ma per sostenerla è necessario avere il coraggio di cambiare. Invece, tanto per fare un esempio, a fine settimana dall’Agenzia delle Entrate è arrivata una circolare di ben 540 pagine riguardante gli oneri deducibili”.

Le gocce che hanno fatto traboccare il vaso negli ultimi giorni riguardano in primo luogo la rendicontazione degli aiuti Covid: lo Stato impone la comunicazione del medesimo dato in tre quadri della stessa dichiarazione dei redditi (quadro redditi, quadro crediti d’imposta e quadro aiuti di Stato) e nonostante questo pretende l’ulteriore  pubblicazione delle stesse informazioni sul sito internet del contribuente (quante piccole imprese hanno un sito proprio?), senza contare la solita proroga disposta in extremis dopo che il duro lavoro degli studi è ormai già stato fatto.

“La proroga era necessaria, ma, come al solito, è giunta tardivamente e non c’era bisogno di farci arrivare ad orari di lavoro massacranti per rendersene conto. Era evidente che quest’anno tra post pandemia, normativa straordinaria (ad esempio rivalutazione dei beni d’impresa e gestione dei crediti d’imposta COVID) sarebbe stato impossibile completare le dichiarazioni nei termini ordinari. La necessaria condivisione col cliente di scelte determinanti per l’impresa viene resa impossibile dal poco tempo disponibile per gestire un’enorme mole di lavoro”, chiosa Ravone.

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